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I CERI ” eterno antico eterno presente”

Ceri  15 maggio di sempre. Statutum Eugubii, Bonaventura Tondi, Eliseo delle Roncaglie, Folco Quilici e tanti altri, tanti hanno detto, tanti hanno scritto nei secoli dei Ceri. La festa sono mille momenti diversi, emozione pura, assoluta. Il segreto di questa eterna Festa? I Ceri rendono omaggio agli eugubini e gli eugubini rendono omaggio ai Ceri. Questa è la fantastica realtà di una festa che ha frantumato tutte le barriere del tempo ed è arrivata sino ad oggi sempre uguale, perennemente la stessa, ma ogni volta diversa:  i colori sono più colori, il grido della folla è più forte,  il lancio delle brocche è verso di noi, il suono del campanone è più solenne, rituale, monotono. I Ceri, prima della Corsa, vanno in giro per le vie, le piazze le strade di Gubbio a trovare gli eugubini che non possono più corrergli dietro: gli anziani ceraioli, gli ammalati, gli immobilizzati, le antiche famiglie della città; passano sotto case, palazzi,  raggiungono con la loro altezza le finestre di coloro che non possono scendere e lì c’è l’abbraccio alla statua del santo, la toccatina lieve, il saluto affettuoso. Bello questo momento così intimo di Gubbio e dei suoi Santi. Commozione anche per i mazzolini di fiori donati ai ceraioli al mattino e appuntati sulle camicie gialle, azzurre, nere. Chiarine, Capitani, Alfiere, Trombettiere a cavallo, Campanari, Sbandieratori. Le campane suonano. Tutto ora ha inizio su questa immensa Piazza prensile dove sono in attesa le barelle dove prenderanno posto le Statue dei Santi. La Consegna delle Chiavi al 1° Capitano e poi del Vessillo: le Autorità civile e religiosa si arrendono agli eugubini: la città è ora del popolo, tutti con le braccia alzate in segno di gioia! Tra poco il portone si aprirà, arriva il 2° Capitano. Escono dal Palazzo i Capodieci di S.Ubaldo, poi di S. Giorgio e ancora di S. Antonio, vanno verso le barelle preludio al grande Rito dell’Alzata. Escono dal portone, osannati dalla folla , i tre Ceri nel loro ordine millenario. Le campane continuano a suonare. Non c’è modernità che possa sovrastare questo”eterno antico eterno presente”. Escono poi le tre Statue lignee dei Santi rinnovate: si muovono leggere trasportate ognuna dal suo fiume colorato che le deposita presso il Cero che le aspetta. Le campane continuano a suonare. Arrivano le brocche, antica testimonianza di colori a lustro di maestri ceramisti, mostrate al tripudio della folla. Tra poco i Capodieci daranno il VIA. Le campane continuano a suonare. Tutto è pronto. La folla ondeggia. Le brocche al vento. Lancio. Alzata. Partiti. Affrontano le Birate, si assestano meglio nelle loro “rispettose” posizioni. L’entusiasmo è assordante. VINCE LA CITTA’. Girano per le strade, per le vie, per i saluti. La Corsa sarà più tardi, alle 18 in punto, su verso il Monte e “benchjè il cammino sia erto lo divora co’ l cuore allegro.” I colori, le voci, le grida, gli osanna, il ribollire della folla, le trombe, le campane. Qualcosa di artistico, di viscerale, profondamente e stranamente bello. Patrimonio dell’Umanità: c’è l’umanità intera attorno a questi Ceri.

La “Crescia” di Gubbio

E’ il nome che Gubbio ha dato all’impasto antichissimo, una specie di focaccia cotta sotto la cenere, che nel Perugino è chiamata “torta al testo” e nella zona dell’alta Valle del Tevere “ciaccia”. In origine veniva fatta utilizzando il farro, cereale tipico delle zone montane e base dell’alimentazione già nel IV secolo a.C, inizialmente usato come semplice polentina(puls). Il frumento arriverà molto più tardi a sostituire il farro nella panificazione.

marilena badolato       maribell@live.it

AUTHOR - Marilena Badolato

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