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I 60 ANNI DELLA DELEGAZIONE PERUGINA DELLA ACCADEMIA ITALIANA DELLA CUCINA.

LA GRANDE FESTA ha intrecciato sapori e narrazione. La bella favola antica dell’Accademia perugina, oggi splendida sessantenne, che grazie al suo Delegato Massimo Moscatelli ha saputo rinnovarsi con l’ingresso di nuove e giovani adesioni. Tanti i momenti importanti: la storia della Delegazione illustrata dal decano Renato Palumbo, il menù creato dallo chef Tommaso Minciotti del “Posta Donini 1570” e sapientemente illustrato dal Simposiarca Cilian Fani con l’abbinamento professionale dei vini di Teresa Severini, i saluti istituzionali e affettuosi di Giuliana Piandoro, vice segretario della Camera di Commercio dell’Umbria e infine la presenza di numerose delegazioni vicine e lontane, hanno reso questa giornata, iniziata con la visita al Muvit lo splendido Museo del Vino di Torgiano, un momento da ricordare.




L’ ACCADEMIA E’ CULTURA GASTRONOMICA, la storia antica, la tradizione e la sua evoluzione nel futuro. I luoghi, gli usi e i costumi nostri, tutto in un piatto. Lo studio approfondito delle trasformazioni in atto nel gusto e le nuove tendenze. Nella nostra regione, e siamo fortunati, possiamo ancora trovare nei ristoranti il “pollo alla cacciatora” col suo sughetto, il “torello alla perugina” con la famosa salsa di fegatini, e ancora la cucina “alla ghiotta”, in primis il piccione, la “parmigiana di gobbi”, i cardi, le ottime “tagliatelle al sugo d’oca”, la "torta al testo" e i dolci storici come la "ciaramicola", il "torcolo di S. Costanzo", il "torciglione" del lago Trasimeno e molto altro ancora. Un mondo legato alla cucina tipica e tradizionale che molti chef hanno abbandonato. Ma conoscere un territorio dai suoi menù è un individuare gli usi alimentari e l’indole degli abitanti, la sua orografia e le parole stesse formano un lessico alimentare che crea e spiega una sorta di dizionario gastronomico. Un menù insomma descrive bene il mondo che gira attorno e dietro a quelle portate, a quei piatti.




CUCINA COME METAFORA DI VITA. Proust ad esempio immagina dietro a un piatto “le aggiunte suggerite dal lavoro dei campi e i frutteti, delle vicende del pesce, dei casi del commercio, del genio della cuoca”. E ai tempi in cui anche il pane era fatto in casa, con lunga, affascinante procedura “il suo odore penetrava nelle narici e faceva pregustare il desiderio di averlo tra le mani”, scrive Luigi Pirandello. E forse come companatico, faceva immaginare quello che lo avrebbe accompagnato nel piatto. E ancora il primordiale pane e vino, sappiamo sano ricostituente dalla fatica. Ancor più se “è ferrato”, il vino, come si legge in Liolà, una antica medicina popolare: “ si prende un pezzo di ferro, si arroventa, si ficca dentro un bicchiere di vino e giù. Fa miracoli! “ E il pane, “magari quello nero, di grano tanto integrale, solido, di farina di segale che tiene in piedi operai al lavoro per tutta la giornata, resistenti anche alla fatica bestiale, con quel vino che dà coraggio, la forza di durare a una vita maledetta ”, scrive Leonardo Sciascia.




E ARRIVANDO a Orio Vergani, brillante e versatile giornalista, che fondò nel 1953 la nostra Accademia, divenuta “Istituzione Culturale della Repubblica Italiana”, basti ricordare che fu chiamato da Eugenio Balzan, redattore e poi direttore amministrativo del Corriere della Sera, a creare per la seguitissima Domenica del Corriere insieme a Amalia Moretti Foggia, una rubrica dove ogni pagina potesse raccontare una storia, un legame con il territorio in un paese, come il nostro, con una gastronoma così unica. Nacque così la rubrica “ Tra i fornelli” dove la Amalia, con lo pseudonimo di Petronilla che era una protagonista del Correre dei Piccoli, scrisse appunto ricette di cucina dove appaiono anche spunti moderni in “ricette con minimo o meno grassi”.



 


APPREZZARE il buono e il bello ovunque si trovino dalla trattoria al ristorante stellato. E con allegria regalata dalla convivialità che si rivela dunque un valore essenziale per costruire legami autentici. Il nostro tempo, basato su una sempre più sofisticata tecnologia, non può sostituire il calore e la profondità delle relazioni umane. “La convivialità è l’antidoto per ricostruire, in tempi di atomizzazione sociale, comunità fondate su valori condivisi”(Zygmunt Bauman)




BUON 60MO DELEGAZIONE DI PERUGIA!



marilena badolato





AUTHOR - Marilena Badolato