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BELL’ARTE: NUOVO MUSEO DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI PERUGIA

Perchè non parli? La frase michelangiolesca di ammirato frastornato stupore davanti alla bellezza del suo Mosè, a quella sorprendente verità della forma, creata dalla mente e dalle mani, splendida sinergia di pensiero e azione. Tanto da aspettarsi voce umana dalla creatura creata.  “Opera più di pennello che di scalpello, pare…” così affermava il Vasari della barba di quel Mosè. Perché non parli verrebbe voglia di chiedere subito al possente Pugilatore Damosseno, studio preparatorio del Canova, donato da monsignor G.B. Sartori nel 1829 all’Accademia, alla sinistra entrando nella sala: studio tecnico anatomico di tensione e sforzo fisico prima di colpire. Stessa frase  al famoso Discobolo, posto appena di fronte, nell’atto plastico del lancio: pensiero muscoli e tendini protesi a lanciare lontano. In fondo alla sala, immagine centrata, la dolcezza invece delle Tre Grazie sempre del Canova, copia originale donata nel 1819 dall’artista, dell’opera eseguita per il duca di Bedford. Prima Sala del rinnovato Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, la Gipsoteca, collezione di circa 600 opere in gesso, in  mezzo a giganti belli, bianchissimi calchi di gesso, delle nostre più grandi opere dei Nostri del passato. Le copie dei geni insomma. Bozzetti che fanno parte del patrimonio scultoreo dell’Accademia perugina, tra le più antiche italiane, fondata nel 1573 dal pittore Orazio Alfani e dall’ architetto e matematico Raffaello Sozi. La Sala oggi splendida, sublime allestimento e luci fantastiche rispettose di quel bianco candore, dà una immediata sensazione di bellezza e grandiosità, ma non distante, bellezza  a portata di sguardo e di insegnamento. Anche l’altra Sala, quella della Pinacoteca, offre nel bellissimo allestimento degli spazi opere di Alberto Burri, Gerardo Dottori, Domenico Bruschi, Annibale Brugnoli, Mariano Guardabassi, Armando Spadini, Mario Mafai. Entrambe illuminate mirabilmente dalle luci LED, risposta tecnologica rispettosa del risparmio energetico, ma anche dei caratteri formali e dei valori artistici delle opere.

Dal progetto alla realizzazione il passo non è stato breve. Passo lungo, perchè importante. La chiusura forzata infatti era dovuta ad un terremoto, quello del’97, un’altra ferita da saturare, richiusa. Ora sono le opere stesse che parlano di un rifacimento dell’Accademia e della fisionomia delle nostre Accademie italiane, luoghi tradizionalmente votati alla conoscenza al sapere all’apprendimento. Questa fantastica bellezza insegna a guardare a imparare a rispettare.

Nuovo Museo dell’ Accademia: splendida prosecuzione della città e sua propaggine nelle forme e nei colori. Partendo dalla nostra Piazza IV Novembre, quella della Fontana Maggiore, e dal suo nitore, si scende lungo via dei Priori,  tortuoso ripido percorso etrusco  e direttrice medievale dal Corso Vannucci, la via  regale dei nostri maggiorenti, col suo andamento mosso e articolato che dimostra le stratificazioni successive del  tessuto urbano, fino a sfociare nella scorcio straordinario della bellezza di San Francesco al Prato e dell’Oratorio di  San Bernardino di Agostino di Duccio, e di quello che sarà il nostro completato Auditorium. Bellezza di suoni, bellezza di forme, la storia, passato e presente che guardano insieme al futuro. Così questo percorso espositivo è e diventa un luogo identitario, di una città e di una cittadinanza, che ancora una volta si accorge della sua bellezza. Non verosimiglianza di forme, ma verità e appartenenza.

Marilena Badolato     maribell@live.it

AUTHOR - Marilena Badolato

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