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E LA CULTURA NON SI FERMA. AICI- ASSOCIAZIONE INSEGNANTI CUCINA ITALIANA.

CON AICI, Associazione Insegnanti Cucina Italiana, il concetto si fa sapore grazie alle maestre di cucina. Insegnare non solo la cucina di casa, ma i metodi, i modi, gli strumenti, i segreti insomma del mondo che si muove in quell’ambiente che chiamiamo cucina. La ricetta è un’attività alchemica. Il cuoco scompone e compone, divide e unisce, crea una nuova realtà e la rende accessibile agli altri. E la prima regola è non accontentarsi, soprattutto quando si tratta di ingredienti, la cosiddetta materia prima.

 

OGGI sarà una curiosità, “la farina fina d’Ungheria”, tratta dal libro di Susanna Badii (tra le fondatrici della Associazione quasi trenta anni fa): I Sussidiari di Susanna Badii- metodi e tecniche di cucina applicati a novanta ricette- volume 2: le salse- le marinate- le farine- gli impasti di base. Letizia Editore- Arezzo

 

LA FARINA FINA D’UNGHERIA. “Alla fine del 1800 Pellegrino Artusi dette alle stampe il suo “La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Le sue ricette, dettagliate e ricche di aneddoti dilettevoli e consigli illuminati, richiedevano spesso la farina fina d’Ungheria, ma pochi sapevano cosa fosse e ove reperirla. Nela terza edizione, arricchita da un glossario, i dubbi si sciolsero: nella “Spiegazione di voci che essendo del volgare toscano non tutti capirebbero” si legge: “Farina d’Ungheria è farina di grano finissima che trovasi in commercio nelle grandi città”. In Ungheria, negli anni della Rivoluzione industriale, un mugnaio ingegnoso mise a punto un buratto in grado di setacciare le farine in base alla grandezza dei granuli. Riuscì così a ottenere una farina completamente bianca e particolarmente sottile che si diffuse velocemente in Europa col nome di farina d’Ungheria.”

 

CON LA FOTO del pane dell’insegnante AICI Graziella Marianeschi Roila, fatto con lievito madre dell’età di almeno dieci anni conservato, moltiplicato con amore e perseveranza. Da osservare la perfetta alveolatura!

 

MA perchè proprio il pane? Perchè cibo quotidiano nato da mani che racchiudono i segreti del sapere contadino, quelle mani che roteando nella pasta creano  semplici e genuine opere d’arte. Il pane è l’essenza della nostra alimentazione, simbolo di sostentamento, del nostro stare insieme. E' famiglia, e nei racconti, nei ricordi dei nostri nonni il pane è sempre stato un privilegio, e oggi può diventare quasi gesto sacrale per unirci nella nostra "guerra"....

 

 

 

#IORESTOACASA

 

marilena badolato

 

AUTHOR - Marilena Badolato

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