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LA TAVOLA DEL 2 NOVEMBRE A CASA BATTA.

DA GIULIANA BATTA come ogni anno festeggiamo a tavola insieme agli amici l’olio nuovo e le ricette con le fave dedicate al giorno dei morti, una data particolare in cui siamo uniti virtualmente ai nostri cari che non ci sono più. L’offerta di cibo va fatta risalire alla credenza secondo la quale i defunti ritornerebbero tra i vivi per condividerne la mensa. Eco di quei banchetti funebri, i refrigeria, che gli antichi romani consumavano intorno alle tombe dei propri manes, ma anche del mnemosino, la merenda funebre che si consuma durante il funerale greco-ortodosso.

 

E L’OLIO E IL MAIALE ci tengono compagnia in tavola in ricordo di quando, tempi addietro, l’uccisione del maiale e la raccolta delle olive avvenivano contemporaneamente ai primi freddi, non certo come oggi che i tempi della Natura impazzita obbligano a raccogliere le olive in una corsa contro il tempo già ai primi di ottobre. E quando uccidere il maiale significava godere subito in tavola delle frattaglie, le parti facilmente deperibili, e sopravvivere grazie al grasso e alle sue carni per tutti i mesi invernali.

 

OVVIAMENTE da Giuliana le solite, splendide, tradizionali ricette con le fave saranno la purea cosparsa di profumato novello e le fave cotte intere, con sottili fette di pane bruscato. E tanto olio evo oggi, quasi benedetto in queste preparazioni. E ancora salsicce e “stringhette” di maiale cotte sulle braci, con broccoletti ripassati in padella. In apertura la classica bruschetta e un colorato, croccante e salutare pinzimonio.

 

NELLA tradizione antica i legumi erano connessi all' Oltretomba: dall’Egitto alla Grecia, da Roma all’India erano protagonisti di antichissimi riti funerari. Per Aristotele e anche per i neo-platonici e i pitagorici le fave erano veicolo delle anime dei morti e un mezzo di comunicazione privilegiato con loro. Ancora oggi fave e ceci, soprattutto i rari neri, sono il cibo del giorno dei morti e in alcun paesi il 2 novembre le famiglie benestanti erano solite distribuire una zuppa di ceci lessati ai poveri: “ceci cotti per l’anima dei morti”. Mentre nel piacentino il cibo del 2 novembre per antonomasia erano le castagne. Arrostite, ma soprattutto pelate e bollite con semi di finocchio, costituivano la classica cena dei defunti.

 

E LE FAVE DOLCI PERUGINE, tutte mandorle e zucchero, con la straordinaria bontà della ricetta della padrona di casa, chiudono la conviviale, ovviamente “intinte” nel vino rosso Batta. E sapere, oggi, delle componenti salutari delle mandorle: l’assunzione di circa mezzo etto di mandorle al giorno sembra rafforzare il microbiota intestinale. E in particolare ad aumentare sono i grassi a catena corta come il butirrato che regala energia alle cellule che rivestono il colon, stimola il sistema immunitario, previene le infiammazioni e aiuta l’assorbimento delle sostanze nutrienti.(American Journal of Clinical Nutrition).

 

 

marilena badolato

AUTHOR - Marilena Badolato

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