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LE PROCESSIONI DEI LUMI: LA LUMINARIA DI SAN COSTANZO A PERUGIA

E LA LUCE SQUARCIO’ IL BUIO. Del peccato e delle coscienze, ma anche il buio delle notti d’inverno sulla terra, di una natura letargica che aspetta il risveglio. Sacro e profano si mescolano da sempre nei nostri territori umbri di santi e ataviche devozioni. Il desidero che fosse terminato l’inverno era grande, quando esisteva questa stagione. Le giornate si allungavano poco alla volta pur continuando a mantenere la loro gelida morsa. Le genti erano molto attente ai mutamenti stagionali per motivi di sopravvivenza e in questo difficile periodo dell’anno le riserve alimentari accumulate cominciavano a scarseggiare. Così i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con grande gioia. Che meglio allora propiziarsi il santo patrono con una processione di torce, fiaccole, candele per rischiarare le vie e per uscire, con la luce, dalla notte del peccato, quella che gridava e imponeva di purificarsi. Persino la Natura obbediva a questo imperativo di alternanza, di risveglio, di espiazione dell’anima e del corpo, dopo l’opulenza della tavola invernale dove imperava il maiale e il vino e con quell’olio nuovo che tutto santificava, primo segnale che presto il novellame ortivo avrebbe accolto questo oro di salubrità. Che meglio allora portare i nostri Santi patroni in una processione che illuminasse tutte le vie, le mura perimetrali di fondazione, e affidare alla loro protezione i borghi, le città e la gente accorsa che si identifica da sempre nei luoghi e nei riti comuni.

 

LE PROCESSIONI DEI LUMI sono numerose in questi giorni e l’Umbria festeggia molti suoi patroni, già dal giorno della vigilia, con questi percorsi di luce: Sant’Emiliano primo vescovo e martire di Trevi, con la processione più antica e mai interrotta; San Feliciano, patrono d Foligno dove la solenne processione della statua argentea seicentesca del santo porta con sé un grande cero votivo, una grande fiera del giorno dopo di origine medievale e trascina persino un gemellaggio con la cittadina di San Feliciano sul lago Trasimeno che ne porta il nome, e San Costanzo a Perugia, beneamato patrono, vescovo e martire, e fra pochi giorni sarà la volta di san Valentino da sempre festeggiato a Terni, ma ormai Santo mondiale degli innamorati che dalla antica festa è passato a 50 eventi per fare festa, ma senza dimenticarne il martirio con una importante teatrale rievocazione storica.

 

L’ILLUMINATA DI TREVI O FESTA DI “SANTO MILIANO” viene fatta risalire all’età tardo romana ed è di origini così remote che viene definita “antica quanto Trevi” La processione è chiamata “illuminata” perché tutta la città è illuminata da torce e candele che rischiarano persino porte e finestre delle abitazioni. La sera del 27 gennaio, la vigilia, sfilano i figuranti delle varie corporazioni, ognuna preceduta da un cereo,  un cero votivo, salvo la “perinsigne Collegiata di S. Emiliano” che porta una croce; i Terzieri, le parrocchie, le “compagnie”, anticamente arti e corporazioni, oggi associazioni, imprese commerciali artigiane e industriali, il clero, la statua del santo, il governatore e il il gonfaloniere, il popolo. Il percorso della processione segue il tracciato interno della seconda cerchia di mura castellane di Trevi ed è sempre lo stesso almeno dal 1264.

 

LA LUMINARIA DI SAN COSTANZO A PERUGIA rievoca il rito festeggiato sempre il 28 gennaio, giorno della vigilia della festa, di quella processione dei Lumi attestata sin dal 1300, quando la città si illuminava di candele, torce portate da lampadofori e dalle autorità e dalle corporazioni, dal clero e dal popolo in un rigido cerimoniale che si snodava lungo la nostra “Via sacra” dalla antica Cattedrale o dal Palazzo dei Priori, sino a San Costanzo, antica chiesa situata un po’ fuori le mura, fuori Porta San Pietro. La sacra via è ancora oggi illuminata dall’interminabile processione aperta da tamburini e figuranti medievali e domani sarà “Fiera grande” nello storico Borgo XX Giugno con le immancabili bancarelle, elementi insostituibili della festa e sarà anche  il “torcolone” da cento chili o giù di lì nella piazza del nostro antico quartiere di Monteluce, offerto ormai da anni dalla panetteria-pasticceria Antica Perugia e dall’Associzione Monteluce. I riti e i miti si ripetono in una comunità che è coesa proprio perché non condivide solo i luoghi, ma queste antiche ritualità che sanavano gli uomini e la terra.

 

L’istituzione di processioni con lumi, torce, fiaccole e i percorsi fatti attorno alle mura di fondazione delle città avevano un forte significato di purificazione, cui la Chiesa aggiunse la benedizione delle candele per gli altari a partire dall’XI secolo, senza modificare peraltro il significato originario della festa che è profondamente radicato nei riti rinnovellatori della Natura e nel bisogno di purificazione dopo il lungo inverno.

 

Cacciare l’inverno, riscaldare la terra, risvegliare la primavera e…raccomandarsi al proprio Santo.

 

marilena badolato   28 gennaio 2015

 

AUTHOR - Marilena Badolato

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