800 ANNI DI UN CANTO COMMOSSO AL CREATORE E ALLE SUE CREATURE.
“ CREATURA” tra le creature di Dio. Così si sente Francesco prossimo alla morte. E quanto amore verso quel Creato. Quanta tristezza, sapendo di doverlo lasciare e insieme quanta “letizia” sapendo invece di andare incontro al suo Creatore.
E’ UN UOMO stremato, malato, consumato da una vita di penitenza. Quale lascito ai suoi e al mondo? Un canto all’"Altissimu", quasi senza voce, a Colui che ha amato tanto di quell’ “amore cortese”, fuori da ogni possibilità d’esser posseduto. L’Alterità assoluta. E alza la lode al Creato segno di Lui, non alla Natura come entità perfetta. Alle cose”amabili”non perchè buone in sé, ma in quanto create. E anche a lei, alla Morte, che Francesco dice “sorella”, perchè solo la Resurrezione può rivelarne la prospettiva di conoscenza.
UN GIULLARE è Francesco, che canticchiava in francese, danzava predicando, fingeva di suonare strumenti immaginari. E scriveva lettere piene di affetto ai suoi frati e a Chiara, che considerava sua “pianticella”. E il Cantico diventa una drammatica testimonianza e una delicata forma di prosa ritmico poetica, con un’esattezza di aggettivazione ( l’acqua "utile e umile e preziosa e casta" o le stelle "formate clarite e belle") che è anche segno di una mens poetica.
CON IL CANTICO Francesco salva il Cristianesimo dal divenire devozione a un Dio distante dal mondo. Fuoco, terra, aria, acqua, elementi primordiali che sono in ogni cosmogonia e in ogni lettura mistica dell’interiorità umana, diventano i cardini dell’organismo vita dell’universo, di cui l’uomo è parte e coscienza. Perché creatura.
L’UOMO che fu quel ragazzo, vedendo avanzare le tenebre, perdendo la vista, perdendo le forze, decide di lasciare ai suoi non solo Regola e Testamento. Ma una poesia, un testo di prosa poetica ritmica e cantabile. Cantatelo sempre, dice ai suoi.
marilena badolato
